Il Cristianesimo

LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO

Il cristianesimo ha trovato origine all’interno della cultura religiosa ebraica, il cristianesimo è un germoglio spuntato dal vecchio ceppo dell’ebraismo. Il fondatore ufficiale del cristianesimo Gesù Cristo era un ebreo, che non respinse mai i principi teologici dell’ebraismo incarnando il mito ebraico del messia che gli ebrei da sempre aspettano, la scissione dall’ebraismo e la conseguente fondazione della nuova religione avvenne quando i sacerdoti ebraici non riconobbero in Gesù il messia ebraico che lui era convinto di essere. Le idee del Vangelo portarono le novità alla nuova religione, ma i fondamenti del cristianesimo sono gli stessi della religione ebraica.

gesuL’idea di Dio, padre e creatore del mondo, l’idea della vita dopo la morte, sono idee che arrivano al cristianesimo dalla religione ebraica, la quale a sua volta origina dai miti della religione degli antichi Egizi, vediamo che sono innumerevoli le analogie tra la teologia cristiana e la religione degli antichi Egizi. Non esiste la certezza storica dell’esistenza di Gesù Cristo, per intenderci la documentazione storica che abbiamo per esempio dell’esistenza di Erode il Grande(visse e regnò in Palestina tra il 37 e il 4 aC) o Ponzio Pilato o Alessendro Magno, l’unica consistenza di Gesù Cristo sta nel racconto dei Vangeli. Pare che miti e fatti analoghi a quelli raccontati nei Vangeli siano riportati in ritrovamenti archeologici noti col nome “Rotoli del Mar Morto” datati tra il 150 a.C. e il 70 d.c. scoperti nel 1947 e nel 1956 a Qumran sulle rive del Mar Morto, si tratta di circa 800 manoscritti su pergamena contenuti in giare di terracotta, ritrovati in grotte nel deserto adiacente il Mar Morto, questi documenti che sono ancora oggetto di studio in tutto il mondo, pare documentino l’origine del cristianesimo presso la antica comunità monastica degli Esseni che professava la religione ebraica in modo ritenuto eretico. Nei Rotoli si narra di un “Maestro di giustizia” ritenuto il messia che fu perseguitato, torturato poi martirizzato, insomma il prototipo esatto di Cristo, si parla dell’ultima cena, e si insegna anche il Padrenostro ed anche una parte degli insegnamenti del Nuovo Testamento, risalirebbero alla comunità di Qumran, tutto questo prima della nascita di Cristo. E inoltre ormai risaputo da studi recenti che sono esistiti diversi tipo di vangeli, che riportavano la stessa storia ma con significative varianti, ma solo in tempi successivi si è adottato l’attuale versione che si ritiene essere il vangelo di Paolo di Tarso. Cristo è il degno fondatore di una religione, perché il suo messaggio è forse il più suggestivo messaggio religioso della storia, sicuramente il più completo. Come altri fondatori di religioni, Gesù non scrisse, le sue parole sono state riportate da uditori testimoni, che nella tradizione si vuole siano i suoi discepoli, ma come riporta lo stesso Vangelo i discepoli alla morte di Gesù tornarono ai loro mestieri nei loro luoghi di origine e non si impegnarono nel diffondere la fede, con l’incerta eccezione di Pietro. Gli evangelisti, che non conobbero Gesù, furono i primi propagandisti della fede, ed è grazie al loro impegno che si affermò il culto cristiano. Il Vangelo è un libro complesso, scritto postumo per i posteri lettori tra il 70 e il 95 d.C. che ha il fine di diffondere la fede in Cristo. Pare che Marco sia stato nel 70 d.C. il primo estensore dei Vangeli, ma recenti credibili ricerche individuano in Paolo di Tarso il principale autore del Nuovo Testamento, si ritiene ormai in modo unanime, da parte degli studiosi, che Paolo sia il vero fondatore del culto cristiano, fatto che Nietzsche dimostrò gia di conoscere quando scrisse: Deus, qualem Paulus creavit, dei negatio. Come il buddhismo che trovò nell’imperatore Asoka il trampolino di lancio per diventare una religione mondiale, così il cristianesimo trovò in Costantino ed in sua madre Elena la possibilità di diventare la religione dell’impero romano, e da quel momento una religione proiettata verso l’eternità.

 

IL VANGELO: ESSENZA DEL CRISTIANESIMO

Io non voglio trarre considerazioni sul  cristianesimo in base alla sua ipotizzata e incerta origine o alla sua storia, ma lo farò unicamente dalla sua essenza ricavata dal Vangelo. Il messaggio cristiano nella sua interezza e nella sua originalità, è unicamente contenuto in quel libro, scritto postumo la morte di Cristo dai primi seguaci, che racconta le gesta, i prodigi, la vita e la morte di Gesù Cristo: questo libro è il Vangelo. Il Vangelo è il frutto della fantasia dei suoi autori, che partendo dai racconti mitici sulla vita, le gesta, l’insegnamento, e la morte di Gesù, composero un’opera letteraria che è la base e il fondamento del cristianesimo. Il fine, lo scopo intimo degli autori del Vangelo fu quello di convincere che in quel tempo, in quei luoghi, le leggi inesorabili della realtà del mondo e della vita dell’uomo sono state completamente scardinate, e finalmente la realtà del mondo ha soggiaciuto alla volontà dell’Uomo Dio, Gesù Cristo, questa è l’essenza del messaggio evangelico e del cristianesimo tutto. Cristo è il simbolo dell’uomo liberato dalle catene della realtà.
Nel Vangelo sono raccontati gli insegnamenti di Gesù ed anche le sue gesta, che trovano il loro culmine nei miracoli. Nei miracoli diventa possibile tutto ciò che è immaginabile, perché i miracoli altro non sono se non la dimostrazione che la realtà che limita l’uomo è vincibile dal potere di Cristo. Scrisse Feuerbach: La potenza del miracolo non è altro che la potenza dell’immaginazione. Tra i miracoli ricordo quello della pesca miracolosa, della moltiplicazione dei pani e pesci, racconto intriso di un suggestivo significato simbolico, dove Gesù libera le genti dalla penuria alimentare, moltiplicando il cibo per tutti.  In altri miracoli si narra la guarigione degli storpi e il dono della vista ai cechi, quando Gesù libera l’uomo dalla schiavitù della malattia. Ma è resuscitando Lazzaro che Cristo compie il miracolo più importante, vincendo la realtà più ineluttabile e temuta: la morte, che inchioda l’uomo alla sua inesorabile fine. La resurrezione di Lazzaro è il miracolo più significativo, una vera essenza dei contenuti evangelici, per questo motivo lo riporto integrale dal VangeloSecondo Giovanni. La lettura del Vangelo è il sentiero centrale per capire il cristianesimo, perche il Vangelo è l’essenza stessa della filosofia cristiana.

Era allora malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello  Lazzaro era ammalato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore ecco il tuo amico è ammalato”. All’udire questo Gesù disse: Questa  malattia non è per la morte , ma per la gloria di Dio, perche per essa il Figlio di Dio venga glorificato. Gesù voleva molto bene a Marta, e a sua sorella, e a Lazzaro. Quand’ebbe dunque sentito che era malato si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli:” Andiamo di nuovo in Giudea”. I discepoli gli dissero:” Rabbi poco fa i Giudei cercarono di lapidarti e tu ci vai di nuovo?” Gesù rispose: “ Non sono forse dodici le ore del giorno, Se uno non cammina di giorno, non inciampa, perche vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte inciampa perche gli manca la luce”. Così parlò e poi soggiunse loro:” Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo”: Gli dissero allora i discepoli:” Signore se si è addormentato guarirà”. Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente:” Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato la, perché voi crediate. Orsù andiamo da lui”. Allora Tommaso chiamato Didimo, disse ai condiscepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui. Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betania distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Maria e da Marta per consolarle per il fratello. Marta dunque come seppe che veniva Gesù, gli andò in contro; Maria invece stava seduta in casa, Marta disse a Gesù:” Signore se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora  so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà. Gesù le disse: Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta:” So che risusciterà nell’ultimo giorno”. Gesù le disse:”Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo? Gli rispose :” Si o Signore, io credo che tu sei il Cristo, Figlio di Dio che deve venire al mondo”. Dopo queste parole se ne andò di nascosto a chiamare sua sorella Maria, dicendo:” Il Maestro è qui e ti chiama”. Quella udito ciò,  si alzo in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Maria gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei per consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e  uscire, la seguirono pensando:” Va al sepolcro per piangere là”. Maria dunque quando giunse dove era Gesù, vistolo si getto ai suoi piedi dicendo:”Signore si tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto”. Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse:” Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore vieni a vedere”: Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei:” Vedi come lo amava!. Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far si che questi non morisse ?”. Intanto Gesù ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posata una pietra. Disse Gesù: “Togliete la pietra!. Gli rispose Marta, la sorella del morto:”Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”. Le disse Gesù:”Non ti ho detto che se credi vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzo gli occhi e disse: Padre ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che la gente che mi sta  attorno, che credano che tu mi hai mandato”. E detto questo , gridò a gran voce: Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro:” Scioglietelo e lasciatelo andare”. Si narra tra i cristiani ortodossi, che Lazzaro dopo la resurrezione abbia vissuto per oltre 30 anni nell’isola di Cipro compiendo opera di conversione al cristianesimo. Si evidenziano due intenti nel racconto evangelico, il primo è apertamente manifesto perché dichiarato nelle parole di Gesù Cristo: dimostrare ai presenti discepoli e giudei, che lui compie i miracoli, gesta sovrumane finalizzate a provare di fronte ai presenti che lui è veramente il Figlio di Dio. Si tratta quindi di una prova d’autenticità delle sue dichiarazioni, una dimostrazione di potenza che convince i presenti della natura divina di Cristo, mentre sarà la sofferenza a dimostrare la sua natura umana.

Il secondo intento meno esplicito è molto simbolico, dimostra che anche le inesorabili catene della morte possono essere spezzate, anche questa realtà sgradita è cambiata, forzata, vinta, per i seguaci di questa religione, il cristianesimo. La resurrezione di Lazzaro è più esaltante della stessa resurrezione di Cristo, perché estende l’immortalità dalla divinità a tutti gli uomini, che attraverso l’intercessione di Cristo possono vincere la più temuta delle realtà: la morte. Cristo promette di estendere questo privilegio della vita eterna a tutti coloro che lo seguiranno e crederanno in lui, e di fatto a lui si sottometteranno. Nel Vangelo Cristo promette:Chi crede in me vivrà in eterno. Ecco la spiegazione del mito di Cristo e dell’eterno successo del cristianesimo. La sottomissione a Cristo in cambio della vita eterna.

 

DALLA DEIFICAZIONE DELL’UOMO ALL’IMMORTALITA’

Nella teologia cristiana l’aspetto distintivo è l’umanizzazione di Dio. Si dice infatti che nella figura di Gesù Cristo, Dio si è fatto uomo, come logica riflessa e speculare significa che se Dio si è fatto uomo nel medesimo momento l’uomo si è fatto Dio. In definitiva si tratta dell’umanizzazione di Dio, che ha coinciso con la deificazione dell’uomo, nella persona di Gesù Cristo che si definì “figlio di Dio”. Scrisse Feuerbach: Ma Dio divenuto uomo non è che la manifestazione dell’uomo divenuto dio, ed ancora Feuerbach: Cristo è il simbolo della divinità dell’uomo. Questa idea caratterizza la teologia cristiana in modo originale e rivoluzionario. Scrisse Feuerbach: Il cristiano adora Dio nell’uomo, ma l’adorazione di Dio nell’uomo non è altro che l’adorazione dell’uomo stesso.  Questa deificazione umana è una peculiarità del cristianesimo non estendibile alle religioni in generale, dal momento che la figura di Cristo che è Dio e uomo, è l’assunto teologico più contestato dalle altre religioni, come l’Islam, le quali non accettano che Dio possa coincidere con la natura e l’essenza di un uomo. Ricordo che nella religione degli antichi egizi il faraone era l’incarnazione del Dio Horus, raffigurato con la testa di falco; anche il faraone era uomo e Dio nel medesimo essere. Lo scopo della deificazione dell’uomo è quello di renderlo immortale.

 

L’IMMORTALITA’ NEL CRISTIANESIMO

Scrisse giustamente Bertrand Russell: i capisaldi per definirsi cristiano sono credere in Dio, condividere l’insegnamento di Cristo, e soprattutto credere nella resurrezione dei morti.  La colonna portante del cristianesimo è la credenza nell’immortalità, la vita dopo la morte in eterno. Colui che dimostrasse che dopo la morte l’uomo cessa ogni forma di esistenza, provocherebbe la caduta dell’intero edificio del cristianesimo; ma dalla morte, non torna nessuno a testimoniare. Il cristianesimo senza la speranza dell’immortalità sarebbe di colpo spogliato del suo più alto e profondo senso, e gli altri insegnamenti, valori, miti e speranze, perderebbero ogni attrattiva e motivazione, perché alla fine è l’interesse di vivere in eterno che motiva il cristiano. Scrisse Feuerbach: La dottrina dell’’immortalità è l’epilogo della religione. Il padre del cristianesimo, Paolo di Tarso scrisse: Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede.
La speranza del cristiano è quella di divenire immortale. Feuerbach: La beatitudine eterna, ossia l’immortalità personale, è una dottrina caratteristica del cristianesimo. Vediamo che il cristiano ricerca uno scopo individuale, un guadagno, un tornaconto personale, un interesse, questa è la sua più profonda indole, e anche quando è proteso verso gli altri, lo fa sempre per un celato interesse personale, è l’egoismo l’impulso fondamentale del cristiano. Nella promessa individuale di vivere in eterno, il cristiano appaga quel senso di convenienza, di interesse personale che lo connota, e che lo rende così legato, attaccato alla sua religione, ed al mito di Gesù Cristo. Feuerbach: Se non sono immortale non credo in Dio, chi nega l’immortalità nega Dio. Si crede in Dio per credere di diventare immortali, Dio è un mezzo per raggiungere l’immortalità.
 I miracoli raccontati nel Vangelo hanno sia la funzione di dimostrare la potenza divina di Gesù Cristo, ma nella sua essenza sono gesta simboliche finalizzate tutte ad un comune scopo: quello di infrangere, rimuovere, vincere, cambiare le realtà sgradite ed ineluttabili dell’uomo, dimostrando che Cristo, è capace di questo, e qui sta la sua eterna forza di suggestione.
L’uomo è consapevole della sua fine, e questa fine (almeno presso i cristiani) è considerata il peggiore dei mali, ecco quindi l’intervento della religione che promette l’immortalità come rimedio alla morte. La morte è l’argomento principe delle religioni, solo perché tra tutte le realtà quella della morte è quella più angosciante, sgradevole, ma questo modo di pensare è il prodotto di una cultura, e nello specifico della cultura e della teologia cristiana.Ha scritto Onfrey: La religione risponde al vuoto ontologico scoperto da chiunque si accorga che un giorno dovrà morire, che il suo soggiorno sulla terra è limitato dal tempo, che ogni esistenza si svolge in un breve periodo tra due nulla.. In lui (Onfray) persiste un cristiano terrore per il nulla quando scrive: La morte di Dio presuppone l’addomesticamento del nulla. Noi siamo lontani anni luce da tale processo ontologico. Questo raffinato pensatore francese non sospetta che “ il terrore verso il nulla” (della morte) è il frutto avvelenato del cristianesimo.  Il cristianesimo è direttamente responsabile del terrore che la morte suscita in occidente. L’enfasi della morte è componente fondamentale dell’insegnamento cristiano, l’angoscia della morte è necessaria al cristianesimo per spingere l’uomo alla ricerca della  salvezza promessa, alla vita eterna. Il cristiano non teme semplicemente la morte come fine della vita, ma teme soprattutto il post mortem, teme soprattutto l’annientamento. Il cristiano è convinto di sopravvivere alla propria morte, e quindi la fine mortale dell’uomo è per lui una fine parziale e non totale. La credenza di continuare a vivere seppure trasformati dopo la morte suscita paura ed angoscia, perché non si conosce che tipo di vita ci sarà, si crede di esistere in un'altra forma privati del proprio corpo che evidentemente è perduto e decomposto. Credendo poi alla versione cristiana di vita dopo la morte si entra nell’angoscia del giudizio che in eterno potrà destinare alla salvezza oppure alla dannazione, perché per secoli la chiesa ha terrorizzato la gente con il giudizio universale dove si giudicheranno i vivi e i morti, l’inferno, la dannazione eterna, tutte cose che riguardano l’uomo dopo la morte. L’idea dell’inferno, l’idea dell’eterna condanna, è una contraddizione in seno alla teologia in quanto contraddice il Dio che è amore, l’amore di Gesù Cristo nei confronti dell’uomo, contraddice anche il concetto stesso di salvezza, questa antinomia deve essere stata intuita anche dai teologi moderni e protestanti, quando hanno detto che l’inferno esiste ma è vuoto, mentre la chiesa cattolica degli ultimi tempi ripiegata sul passato afferma, per voce dei suoi massimi rappresentanti, che l’inferno esiste ed è abitato dalle anime dannate. Lo scopo di tale azione terroristica è finalizzato a condizionare e dominare le genti con la paura, che è il più formidabile strumento di dominio. L’idea di immortalità seguita dal giudizio di una divinità è già presente nella religione degli antichi Egizi, dove il dio Anubi con la testa da sciacallo pesa sulla bilancia il cuore dei defunti, sul piatto opposto della bilancia c’è una piuma, così giudica l’uomo per la vita dell’oltretomba, se Sobek il dio coccodrillo divorerà il cuore del defunto il suo destino terminerà non proseguendo in una vita nell’oltretomba; il cuore che pesa Anubi diventerà l’anima del cristiano che è unico elemento sopravvissuto del corpo che permette di proseguire nella vita eterna. Il cristianesimo promette di lenire le paure esistenziali dell’uomo, ma di fatto fallisce nella sua promessa, non riducendo tali paure, ma instillando nel cristiano altre immaginarie paure come la condanna eterna ed il peccato. Il concetto di peccato nel cristianesimo è un’invenzione che serve ad infliggere al credente il senso di colpa, per la teologia il peccato è spesso associato a naturali e legittimi comportamenti dell’essere umano, come la vita sessuale, o al semplice non ottemperare ai dettami della chiesa, quindi il male ed il peccato spesso non collimano. Lo scopo occulto del peccato è di angosciare il cristiano e renderlo dipendente dalla chiesa e dai suoi ministri, i quali soli sono deputati a redimere i peccatori, salvandoli dalle fiamme dell’inferno. Nietzsche ha scritto: le nozioni di “al di là”, di “giudizio universale”, “immortalità dell’anima”, la stessa “anima”sono strumenti di tortura, sono sistemi di crudeltà in forza dei quali il prete divenne padrone, e restò padrone. I danni e l’angoscia di tale insegnamento terroristico e velenoso ancora ci condizionano ed ancora consideriamo la morte il peggiore dei mali, quindi pur di non morire siamo disposti a tutto, in questo tutto ci sta: la sofferenza, l’accanimento terapeutico, l’umiliazione della malattia e del dolore e dell’angoscia che tale stato produce.
Pensare alla propria morte è un pensiero perverso, inutile, ma soprattutto stupido da un punto di vista razionale, e da un punto di vista emotivo è un atto doloroso e distruttivo, capace di proiettare un ombra tetra sul resto della vita che ci resta, è come guardare dall’orlo l’abisso che ci inghiottirà, questo perverso pensiero è stato il cavallo di battaglia di secoli di oscurantismo religioso, dove nel cuore della notte si ricordava ai monaci certosini: fratello ricorda che devi morire, lo scopo era quello di spaventare la gente è spingerla a cercare rifugio nella religione e nella teologia che nulla possono contro la morte. Scrisse Feuerbach: Insomma la morte è un male contro il quale non c’è rimedio, meno di tutto lo sono le assurdità della teologia. Alla morte non c’è rimedio quindi inutile è addolorarsi, essa estinguendoci estinguerà anche la nostra sensibilità, quindi non è poi un male così atroce come si possa immaginare. Coloro che accettano qualsiasi tipo di vita pur di non morire di fatto nutrono un terrore irrazionale verso la morte, più che un amore inossidabile verso la vita.
 Di fronte alla nostra comune fine e alla decadenza che spesso la precede, il credente è combattuto tra l’evidenza reale dei fatti e la sua fede che li sconfessa, mi spiego meglio: la morte comporta la completa fine dell’individuo, nel mio caso l’evidenza dei fatti collima perfettamente con la mia convinzione. Nel cristiano invece è necessaria la fede per superare l’evidenza dei fatti, infatti la fede serve per immaginare una soluzione diversa di quella evidente nella realtà. Ma nessun cristiano si convincerà completamente nella versione religiosa, così contrapposta all’evidenza dei fatti, e il dubbio corroderà sempre la sua fede religiosa.  Questo è una sorgente di incertezza e di dubbio. In pratica la morte del cristiano è la caduta verso l’ignoto. I teologi ed i Papi hanno sempre considerato la morte un mistero, ma questo mistero l’hanno creato loro con le loro fantasie, la morte è un fatto naturale che non ha nulla di misterioso.
 Personalmente ritengo preferibile, piuttosto della caduta nell’angosciante ignoto previsto dal cristianesimo, la soluzione nel nulla del non credente.

 

NEL MONDO MENTALE DEL CRISTIANO L’IMMAGINAZIONE PREVALE SULLA REALTA’

Come già è stato nell’indagine sull’idea di Dio, anche nel cristianesimo il mio campo di indagine si sposta dal cristianesimo al cristiano. Il cristianesimo scopre presto la sua natura di mito esaurendo la sua attrattiva, ponendo il cristiano al centro della mia ricerca. Ritengo cruciale capire l’essenza dell’attrattiva del cristianesimo sul cristiano, perché il cristiano rappresenta la realtà viva ed attuale, l’unica realtà del cristianesimo. Nietzsche scrisse: Nel mondo mentale del cristiano non compare nulla che abbia anche soltanto sfiorato la realtà: viceversa abbiamo riconosciuto nell’odio istintivo contro ogni realtà l’elemento, unico elemento traente alla radice del cristianesimo. Questaosservazione di Nietzsche mi permette di sottolineare ancora una volta che il cristiano deve immaginare un mondo diverso da quello dove vive, un mondo che è unicamente il frutto della sua immaginazione, una favola frutto della sua fantasia, un mondo a lui gradito al quale non può rinunciare, un mondo contrapposto all’unico che la realtà ci concede. Così se in questo mondo si muore per sempre, nel mondo cristiano si muore solo apparentemente e l’anima, autentico fantasma che nessuno è in grado di dimostrarne l’esistenza e la consistenza, vive in eterno. Il cristianesimo libera la fantasia, a cui nulla è impossibile, rendendogli possibile tutto quello che desidera. Il cristianesimo nella sua essenza è fede nell’immaginazione.
E’ un esempio l’eucaristia, sacramento solenne del rito cristiano della messa, quando il pane viene per opera del sacerdote officiante trasformato in carne del corpo di Cristo, ed il vino diventa il sangue di Cristo; ma dopo la consacrazione all’apparenza, il pane è restato pane ed il vino vino, ma contrariamente all’apparenza si ritiene che il pane sia carne ed il vino sangue. Nel sacramento dell’eucaristia si raggiunge il massimo discredito della realtà, arrivando al punto di negare la realtà apparente ritenuta finzione, dando credito totale unicamente alla propria fantasia che è ritenuta depositaria della verità. Nell’eucaristia c’è il rifiuto totale, la svalutazione della realtà apparente a vantaggio della propria immaginazione, nell’eucaristia si raggiunge lo scopo del cristianesimo, sottomettere la realtà materiale al proprio volere immaginario. Sei un buon cristiano se credi nell’eucaristia, cioè credi che l’apparenza non sia nulla, e la tua fantasia sia tutto. Come racconta il Vangelo tutte le realtà spiacevoli possono essere piegate, come la penuria alimentare con la moltiplicazione dei pani e dei pesci; realtà come la malattia, dando la vista ai ciechi, resuscitando i morti. Questa religione porta ad una speranza insensata, ed una felicità fuori luogo, che è solo il prodotto dell’illusione. Feuerbach ha scritto: Il cristianesimo ha voluto dare all’uomo più di quanto egli stesso in verità richieda, si è posto come obbiettivo la soddisfazione di desideri irrealizzabili. La fede cristiana è uno sforzo continuo per fare prevalere la propria immaginazione sulla realtà che continuamente la smentisce, quindi il dubbio generato dall’evidenza dei fatti reali, corrode e tormenta sempre la fede, cioè il predominio della propria immaginazione sulla realtà del mondo. Il cristiano sente sulla sua pelle questa contraddizione e paga con il dubbio ed il tormento la sua convinzione illusoria; in altre parole, la peculiarità fondamentale per essere cristiano è quella di non avere un netto confine tra la propria immaginazione e la realtà del mondo, colui che ha il senso di questo confine non potrà mai essere un cristiano. Ha scritto Onfray: Il dubbio coesiste con la credenza. Il sentimento religioso abita probabilmente lo stesso individuo tormentato dall’incertezza o ossessionato dal diniego. La conferma di questo tormento è data dalle parole del cardinale Carlo Maria Martini, figura eminente tra i pensatori teologi cattolici contemporanei ed anche tra gli uomini di chiesa, il quale scrive: C’è in noi un ateo potenziale che grida e sussurra ogni giorno le sue difficoltà a credere. Queste parole oltremodo sincere dimostrano che oggi il dubbio si è insinuato ai vertici della chiesa, rendendo fragile anche la fede di questi illustri esponenti del clero. La fragilità della fede cristiana è già evidente nel racconto evangelico, quando anche i più devoti seguaci di Cristo dubitano delle sue parole, e prendono da Lui le distanze, specialmente nel momento della sua morte. Il cristiano, ripone la sua speranza su di una promessa priva di una seppur esile consistenza reale. Il cristianesimo la più fatale e seducente menzogna che sia mai esistita.

 

MONOTEISMO O POLITEISMO?

Il cristianesimo si definisce religione monoteistica, ma così dimostra di non conoscere se stesso, le divinità dell’olimpo cristiano sono tante: Dio Padre, Cristo Figlio, la Madonna Madre, il Diavolo, lo Spirito Santo, e tutti i Santi, anche ritenendo vera la contraddizione della Trinità che è una sola cosa in tre persone distinte, non risolveremmo il problema. Due parole le merita la divinità del Diavolo che è divinità a tutti gli effetti, temuta e distintiva del Medio Evo, è una divinità comune sia al cristianesimo che all’islam, dove porta il nome di Satana; Papi e teologi ne hanno garantito l’esistenza. L’approfondimento di questo argomento è molto interessante, in quanto il Diavolo, divinità malvagia, svela in modo esemplare l’essenza della divinità in generale. Se Gesù rappresenta il bene, l’amore, le speranza, la salvezza, il Diavolo rappresenta il male, la malvagità, la dannazione eterna; entrambi però rappresentano unicamente l’essenza dell’animo umano, svelano che è la coscienza dell’uomo sempre in bilico tra il bene e il male, che genera le divinità.

 

IL CRISTIANESIMO OGGI

Gli esponenti del cristianesimo cattolico e ortodosso si sono auto proclamati i rappresentanti di Dio, quasi sottintendendo un rapporto privilegiato con la divinità, spiegano ai credenti cosa Dio desidera da loro, in questo modo sopperiscono al silenzio di Dio che essendo solo un’idea non può parlare, così facendo si investono loro stessi del potere della divinità. Questa palese finzione, non viene normalmente colta dagli ingenui credenti, che riconoscono potere, autorità e carisma, agli illustri esponenti di questa religione.  In Europa dalla rivoluzione francese in poi  per effetto della diffusione di un pensiero scettico se non marcatamente ateo, il cristianesimo ha conosciuto una progressiva decadenza, fino a giungere ai nostri giorni dove con il diffondersi di una ragione incredula, i dogmi del cristianesimo sono condivisi da una sparuta minoranza di europei; gli agnostici sono la maggioranza dei cristiani, e il cristianesimo esiste per i più solo come tradizione o abitudine. La ragione di fondo che pone gli europei tra i popoli meno religiosi del mondo sta nella loro cultura che ha visto rafforzare il concetto di realtà. Con il sorgere del pensiero illuministico l’europeo ha conosciuto il progresso scientifico radicato in una cultura realista e concreta, questo e solo questo distingue l’uomo moderno dall’uomo medioevale, che faticava a distinguere la realtà del mondo dalle sue fantasie. L’esistenza del cristianesimo del futuro è condizionata dal perdurare dalla credenza nei suoi dogmi e nei suoi miti, e non certo dal potere spesso arrogante dei suoi rappresentanti, consapevoli come sono, del tramonto della teologia che rappresentano.

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