La morte è l’opposto della nascita, quando dal nulla passiamo alla vita, nella morte dalla vita passiamo al nulla. La medesima dimensione nella quale non eravamo prima di nascere torneremo a non essere dopo la morte, quindi la morte è un’esperienza non vissuta da tutti quindi a tutti non conosciuta, ma non del tutto sconosciuta. Scrisse Feuerbach: Sarà di noi dopo la nostra morte lo stesso che già è stato prima della nostra nascita Ed ancora: la morte non è una fine parziale, ma totale. Nessuno come Feuerbach ha guardato in faccia la realtà della morte, ed ha scritto: La morte non è un annientamento positivo, bensì un annientamento che annienta se stesso, un annientamento che di per se stesso è niente, nulla. La morte è di per se stessa la morte della morte; col finire della vita finisce ella stessa, muore per la sua propria mancanza di senso e contenuto. Si legge sempre nel medesimo libro: Solo per gli altri l’individuo cessa di essere, non per se stesso; la morte è morte solo per coloro che vivono, non per coloro che muoiono. Inoltre si legge: Ciò che nega l’esistenza stessa non ha di per se stesso esistenza La famosa massima di Epicuro: Non dobbiamo avere paura della morte perché quando ci siamo noi lei non c’è ancora, e quando c’è lei non ci siamo più noi. Giusta massima che considera la morte annientamento della coscienza in primis. Consapevoli di questo, quale atteggiamento dovremo correttamente tenere nei confronti della nostra sicura fine? La mia risposta è: l’unico atteggiamento mentale giusto è quello di ignorare la morte voltandole le spalle, volgendo unicamente il nostro sguardo verso quello che resta della nostra vita. Tutte le altre idee sulla morte sono errate. Scrisse giustamente Spinoza: Un uomo libero pensa alla propria morte meno che a qualsiasi altra cosa; e la sua saggezza è una meditazione non sulla morte, ma sulla vita. Ma per quali motivo noi dovremmo assumere un comportamento tanto disinteressato verso il sicuro e definitivo nostro destino? Semplicemente perché la nostra morte individuale, (si badi e non altrui), è nulla, è nihil, quindi non è ragionevole né logico, ma al contrario idiota, occuparsi del niente. Oggi sappiamo se siamo determinati a guardare la realtà, che il post mortem è uno stato di annullamento totale identico a quello del tempo prima di nascere, di fronte al nulla non occorre nulla, per questo diciamo che il comportamento filosoficamente più corretto da tenere nei confronti della propria morte è quello di ignorare completamente il fatto, come qualcosa che non ci riguarda.Pensare alla propria morte è stupido ma più che altro inutile, ma nei confronti della morte gli uomini sono colti dall’emotività e sono inclini ad assumere comportamenti errati. Scrisse Feuerbach: L’uomo non deve certo pensare alla sua fine, al suo non essere. Una giusta idea della vera natura della morte ci aiuta ad assume un comportamento razionale e corretto nei confronti della vita, mantenendo questa vita fino a quando questa vita è vivibile e piacevole, non accanendosi nell’idea di restare in vita ad ogni costo anche quando questa vita non ha più nulla di buono ma ci riserva solo dolore e sofferenza.